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Diritti umani in USA

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Sedia elettrica che va a condannati (guarda caso) quasi solo maschi latinos o neri (spesso pure innocenti, come han mostrato le prove del DNA)

Gli Stati Uniti sono firmatari della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. La Costituzione degli Stati Uniti, nel paragrafo riguardante la "Carta dei Diritti", al I emendamento, stabilisce che "il Congresso non potrà porre in essere leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione o per proibirne il libero culto, o per limitare la libertà di parola o di stampa o il diritto dei cittadini di riunirsi in forma pacifica e d'inoltrare petizioni al governo per la riparazione di ingiustizie. Il V e il VI emendamento garantiscono il diritto ad un giusto processo e il diritto alla difesa. Il XV emendamento garantisce il diritto di voto senza discriminazioni. Non vi sono garanzie riguardanti il diritto al lavoro, alla salute, all'istruzione. Il governo statunitense è stato frequentemente accusato di violare i diritti umani inclusa la tortura, estradizioni illegali[1], omicidi[2], carcezioni senza processo[3] e supporto a dittature[4].

StoriaModifica

Periodo coloniale dal 1492 al 1775Modifica

Nel 1492 Cristoforo Colombo sbarca nell'attuale continente americano, su alcune isole caraibiche. Gli spagnoli sono i primi a esplorare il territorio americano, seguiti dagli inglesi nel 1497, dagli olandesi nel 1609 e dai francesi nel 1652. Nei secoli seguenti gli europei fondano diverse colonie: la prima colonia britannica di successo venne fondata nel 1607 dagli inglesi, a Jamestown nella Virginia. Sino al 1621 il rapporto tra nativi e coloni risulta pacifico. Nel 1622 iniziano i primi scontri con i nativi americani che durano sino al 1890, con il quasi totale sterminio delle popolazioni native (si stima ci siano nel continente americano, allo sbarco di Cristoforo Colombo, circa 90 milioni di persone, di cui tra gli 8 e i 40 nel Nord America[5]). Secondo altri sudiosi invece i nativi dell'America settentrionale sono soltanto un milione [6]. Lo storico David Stannard stima che negli anni successivi al 1492 sono morte, a causa di violenza o malattia, tra le popolazioni native dell'intero continente, 100 milioni di persone.[7] Ward Churchill, professore di etnologia alla University of Colorado, stima la riduzione delle popolazioni indigene del Nord America da circa 12 milioni nel 1500 a circa 237.000 nel 1900 rappresentando ciò un "immenso genocidio... il più grande mai registrato."[8] Sin dall'inizio le potenze europee deportano milioni di individui dal Continente Africano verso le Americhe. Si stima che la Tratta degli schiavi abbia coinvolto dai 12 ai 21 milioni di persone.[9] Gli schiavi e le popolazioni native sono sottomessi,[10] potendo contare i coloni sulla superiorità tecnica e militare nelle varie ribellioni e nei vari conflitti che si succedono in questo periodo storico.[11] La popolazione dei coloni è principalmente formata da agricoltori.[12]. Secondo l'organizzazione femminista Women International Center l'uomo possiede virtualmente la moglie ed i figli. Se un uomo povero decide di mandare i figli all'orfanotrofio, la moglie non ha possibilità legale di obiettare. Diverse comunità, comunque, modificheranno la common law per permettere alle donne di agire nei tribunali e, previo consenso del marito, per possedere beni propri. [13] Numerosi mercanti divengono molto ricchi fornendo i loro beni alla popolazione agricola e finiscono per dominare la società delle città.

Periodo dalla Dichiarazione d'Indipendenza del 1776 al 1848Modifica

In seguito ad un anno di guerra, grazie anche all'alleanza con la Francia e i Paesi Bassi, il Congresso delle Tredici colonie britanniche proclama l'indipendenza degli Stati Uniti dalla Gran Bretagna. Continuano però le battaglie tra i coloni e l'esercito britannico, in quella che viene definita come Rivoluzione Americana, sino al 1783, anno in cui viene sottoscritto il Trattato di Parigi, che pone fine alla guerra. Inizia così il percorso che porta nel 1789 alla Costituzione Americana e all'elezione del primo presidente degli Stati Uniti, George Washington. In seguito il Congresso approva molte leggi per l'organizzazione del governo e la Carta dei Diritti degli Stati Uniti d'America. La situazione in tutto il periodo rimane, per quanto riguarda le condizioni della gran parte della popolazione, comunque terribile; tra sanguinose guerre interne e contro l'impero britannico, carestie e migrazioni dei coloni dal sud al nord, la schiavitù perdurante di milioni di individui, lo sterminio delle popolazioni native, la guerra intrapresa contro il Messico dal 1846 al 1848, che porta all'annessione del Texas, della California e del Nuovo Messico, i valori umani finiscono sempre in secondo piano rispetto alle mire espansionistiche e economiche del Congresso e della classe dominante.[14]

La Guerra Civile dal 1849 al 1865Modifica

Le grandi differenze culturali e sociali, tra il nord industrializzato e il sud agricolo, le divergenze sullo schiavismo, sostenuto soprattutto dai proprietari terrieri del sud, portano alla secessione del 1861, con la creazione degli Stati Confederati d'America. Le condizioni della gran parte della popolazione rimangono comunque terribili; la divisione tra i ricchi, gli industriali del nord i proprietari terrieri del sud, e il resto povero della popolazione, per gran parte di origini africane, diviene sempre più marcata. Un ulteriore peggioramento avviene allo scoppio della Guerra di secessione americana, in cui milioni di persone vengono arruolate dall'Unione del Nord e dalla Confederazione del Sud e si stima una perdita di 500.000 soldati.[15] Nel 1865 si conclude la guerra: per via principalmente della maggior miseria e minori risorse, i sudisti escono soccombenti.[16][17]

Periodo della Ricostruzione dal 1866 alla fine della Seconda guerra mondiale del 1945Modifica

Alla fine della guerra gli Stati Uniti sono ancora divisi. Nel sud la politica di ricostruzione continua per un decennio e molte leggi sui diritti civili vengono abbandonate. Continua l'espansionismo verso ovest, alimentato da nuovi flussi migratori, che porta a ulteriori conflitti con i nativi Sioux e Apache, che vengono allontanati dai loro territori. L'industria si espande rapidamente e gli Stati Uniti divengono potenza economica dominante tra le potenze del periodo. L'esplosione economica viene accompagnata dalla crescita del populismo e del movimento operaio americano (nel 1892 viene creato il Partito Populista).[18] Nell'arco di tempo dal 1840 al 1920 avviene un flusso migratorio dall'Europa, senza precedenti: 37 milioni di individui, in cerca di opportunità economiche e terreni da coltivare, giungono dall'Italia, dall'Irlanda, dalla Germania, dalla Gran Bretagna. Le procedure di immigrazione sono rese particolarmente complesse per giapponesi e cinesi con lo scopo di ridurre, sin quasi ad azzerare, i nuovi arrivi. [19][20] Dal 1890, in seguito ad una grave crisi economica e soprattutto su pressione dei leaders dell'industria spinti dal fine di aumentare il commercio nei mercati d'oltremare, inizia una politica d'espansionismo, [21] che porta alla Guerra ispano-americana per il possesso di Cuba, alla Guerra filippino-americana iniziata nel 1899, all'occupazione militare di molti paesi dell'America Latina.

Periodo dal 1946 al 1990Modifica

Situazione attualeModifica

Movimenti Statunitensi per i Diritti UmaniModifica

Una delle più antiche associazioni per i diritti umani è l'NAACP (National Association for the Advancement of Colored People), attiva dal 1909. Viene costituita con l'intento di assicurare uguaglianza di diritti politici, all'istruzione, sociali e economici di tutte le persone e di eliminare l'odio e la discriminazione razziale.[22]
Altro importante movimento per i diritti umani è l'LCCR (Leadership Conference on Civil Rights) fondato nel 1950 da 30 associazioni dei diritti civili,[23]; una coalizione che oggi raggruppa 200 associazioni statunitensi per i diritti umani.[24] Nasce con lo scopo di promuovere il rafforzamento e l'entrata in vigore di legislazioni e politiche per l'affermazione dei diritti civili.

Diritto all'alimentazione e all'acqua potabileModifica

L'acqua potabile è accessibile dal 100% dei cittadini.[25] Il livello di denutrizione è inferiore al 2,5%.[26]

Diritto all'abitazioneModifica

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Diritto all'istruzioneModifica

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Diritto alla saluteModifica

Negli Stati Uniti il diritto alla salute non è garantito costituzionalmente. Le cure mediche sono erogate ai soli cittadini coperti da assicurazione sanitaria. Secondo le statistiche del US Census Bureau nel 2006 il 67,9% (68,5% nel 2005) delle persone erano coperte da assicurazioni private stipulate dai datori di lavoro, il 27% (27,3% nel 2005) erano coperte da assicurazione sanitaria garantita dal governo, il 15,8% (15,3% nel 2005) non aveva nessun tipo di assicurazione; il numero di persone non coperte da assicurazione sanitaria è passato dai 35 milioni del 1990 ai 47 milioni nel 2006, su una popolazione di circa 300 milioni di abitanti. La percentuale dei bambini sotto i diciotto anni di età privi di assicurazione sanitaria subisce un incremento passando dal 10,9% (8 milioni) del 2005 al 11,7% (8,7 milioni) nel 2006 [27]

Diritto al lavoroModifica

Il tasso di disoccupazione è del 4,6% nel 2006[28]. Secondo Human Right Watch circa 800.000 bambini lavorano nell'ambito dell'agricoltura [29]

Diritto ad un processo imparziale e condizioni di detenzioneModifica

Esecuzioni capitaliModifica

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Libertà d'espressioneModifica

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Libertà d'assemblea e di associazioneModifica

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Libertà di movimentoModifica

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Libertà di religioneModifica

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Diritti delle donneModifica

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Libertà di orientamento sessualeModifica

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Discriminazione razzialeModifica

Nel 1997 l'associazione NAACP lancia l'iniziativa ERI (Economic Reciprocity Initiative), un movimento di consumatori per valutare i rapporti tra la comunità afro-americana e le aziende statunitensi, in risposta alle legislazioni discriminatorie, esistenti sino ad oggi, emanate dai vari stati federali. [30][31][32] Nel 1998 il presidente dell'Associazione viene arrestato [33] durante una manifestazione davanti alla sede della Suprema Corte per protestare contro la discriminazione razziale nella scelta degli assistenti della Corte; nel 1998 solo l'1,2% degli assistenti di giustizia sono ispanici e l'1,7% sono neri, rappresentando ciò una grave discriminazione.[34]

Commissione dei Diritti Umani delle Nazioni UniteModifica

Gli USA, insieme a Israele, Palau e le Isole Marshall sono gli unici paesi che si sono opposti alla risoluzione 60/251 dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per la creazione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite che ha sosituito la Commissione delle Nazioni Unite sui Diritti Umani[35]. Gli Stati Uniti hanno giustificato il voto contrario con il fatto che avrebbero voluto un consiglio "più forte", con una maggioranza di due terzi nelle elezioni per farne parte e l'espulsione automatica per gli stati che non rispettano i diritti umani[36]. Gli Stati Uniti hanno comunque dichiarato che avrebbero finanziato e collaborato con l'organismo.[37]. Per le stesse ragioni gli Stati Uniti non si sono candidati a far parte del consiglio per le elezioni del 2006[38] e del 2007.

Galleria immaginiModifica

NoteModifica

  1. Maher Arar, Muhammad Assad, Mamdouh Habib, Benyam Mohammed, Imam Rapito
  2. BBC bio on Castro, mentions CIA assassination attempts
  3. Military Commissions Act of 2006 che consente la sospensione dei processi durante "ribellioni o invasioni".
  4. Stati Uniti nella Crisi Iraniana (1951-1953)
  5. [1]
  6. Dizionario on-line di storia Paravia-Mondadori
  7. "American Holocaust" di David Stannard, Oxford University Press 1992
  8. Sito George Mason University
  9. Dal sito del Le Monde Diplomatique
  10. Da MSN Encarta
  11. "War not a major cause" Thornton, pp. 47-49
  12. University of Georgia
  13. Women's International Center
  14. Historical text Archive
  15. U.S. Civil War Center
  16. [2]
  17. [3]
  18. Enciclopedia De Agostini
  19. Sito del governo degli Stati Uniti
  20. Enciclopedia britannica
  21. MSN Encarta
  22. Sito dell'NAACP (en)
  23. Sito civilrights.org - LCCR (en)
  24. Membri del LCCR (en)
  25. Dati OMS 2004
  26. Dati FAO 2004
  27. "Income, Poverty, and Health Insurance Coverage in the United States: 2006" Rapporto del US Census Bureau (en) pagg. 20-23
  28. Statistiche ILO
  29. Dati HRW 2000
  30. Report dell'Associazione "Americans for a Fair Chance" 2005
  31. Dati NAACP 2007 - Progetto ERI (en)
  32. Affirmative Action and Diversity Project (en)
  33. The Law Professor Network
  34. Articolo del Prof. Eugene Volokh, UCLA Law School
  35. Si sono invece astenuti Iran, Venezuela e Bielorussia
  36. Diversi osservatori sottolineano come la presenza di paesi come l'Arabia Saudita, la Repubblica Popolare Cinese, Cuba e la Russia renda poco credibile l'operato della Commissione. Errore script
  37. Errore script
  38. Errore script

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

http://it.wikipedia.org/wiki/Campo_di_prigionia_di_Guant%C3%A1namo

http://it.wikipedia.org/wiki/Prigione_di_Abu_Ghraib

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=4496

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