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Fondazione Don Carlo Gnocchi

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Logo della Fondazione Don Carlo Gnocchi

È a partire dal 1945 che comincia a prendere forma concreta quel progetto di aiuto ai sofferenti appena abbozzato negli anni della guerra: don Gnocchi viene nominato direttore dell'Istituto Grandi Invalidi di Arosio e accoglie i primi orfani di guerra e i bambini mutilati. Inizia così l'opera che lo porterà a guadagnare sul campo il titolo più meritorio di "padre dei mutilatini". Don Carlo è consapevole che anche dopo le bandiere e i proclami di pace la guerra non è finita, se non sulla carta. L'Italia è disseminata di ordigni e molti ragazzi continuano a rimanere feriti e mutilati dallo scoppio di mine e bombe abbandonate. Le testimonianze dei mutilatini si assomigliano tutte: "Giocando tranquillamente sulla collina - racconterà un'ex allieva del collegio di Pessano nel volume di E. Semenza "Noi, figli di don Carlo" - tra le macerie di una casa diroccata la nostra attenzione fu polarizzata da due strani oggetti metallici che facevano capolino tra le pietre di un muro miracolosamente salvatosi dai bombardamenti. L'ultima immagine che ricordo è quella di mia fratello che percuoteva uno di quegli oggetti con un sasso, nel tentativo di smontarlo e farne pentolini per i nostri giochi. Poi un boato, una luce abbacinante, una vampata di calore…". Quegli strani oggetti erano ordigni bellici e i colpi di pietra ne avevano provocato l'esplosione. La guerra è finita - dirà don Gnocchi - ma per le sue vittime la guerra comincia ora… Nel 1949 l'Opera ottiene un primo riconoscimento ufficiale: la "Federazione Pro Infanzia Mutilata", da lui fondata l'anno prima per meglio coordinare gli interventi assistenziali nei confronti delle piccole vittime della guerra, viene riconosciuta ufficialmente con Decreto del Presidente della Repubblica. Nello stesso anno, il Capo del Governo, Alcide De Gasperi, promuove don Carlo consulente della Presidenza del Consiglio per il problema dei mutilatini di guerra. Nel 1951 la Federazione Pro Infanzia Mutilata viene sciolta e tutti i beni e le attività vengono attribuiti al nuovo soggetto giuridico creato da don Gnocchi: la Fondazione Pro Juventute. Il 1952 passa alla storia, nella vita di don Gnocchi, per la costituzione della Pro Juventute, l'Opera destinata a tener vivo negli anni il ricordo e l'operato del sacerdote. In quell'anno la Federazione Pro Infanzia Mutilata gestisce ben undici collegi, tra quelli propri e quelli avuti temporaneamente in uso. Si tratta di un grande successo, se si tiene conto che il tutto era stato raggiunto nel giro di soli sei anni e con scarsissimi mezzi finanziari a disposizione. Ma don Carlo non è soddisfatto: sente l'esigenza di poter contare su una più stretta unità di metodi e di attività. È giunto il tempo - confida ai suoi più stretti collaboratori - di costituire un nuovo ente unitario, che faccia muovere all'unisono tutti i Collegi, sia dal punto di vista organizzativo, che economico, che assistenziale. Vengono fuse la Federazione Pro Infanzia Mutilata con la società "Pro Infanzia", quest'ultima costituita da don Gnocchi per assicurare al proprio operato una entità patrimoniale. Il 3 marzo 1951 nasce così a Roma la "Fondazione Pro Juventute per minori e invalidi di guerra". Bisognerà però attendere il 1952 per il riconoscimento ufficiale. Riconoscimento che venne firmato l'11 febbraio dal presidente della Repubblica: il decreto porta la firma di Luigi Einaudi, Alcide De Gasperi e Mario Scelba. La sede legale venne fissata a Roma, al Collegio dei Mutilatini, al Foro Italico. La sede amministrativa è però dislocata a Milano, in via Marina, 5. A guidare la Pro Juventute, la numerosa assemblea nomina un Comitato direttivo nelle persone del senatore Vincenzo Menghi, del senatore Mario Zotta, dell'ingegner Aldo Fraschetti e di Rina Bertolini. Alla presidenza viene eletto l'onorevole Luigi Meda. Nel 1953 la Fondazione, che nel frattempo aveva proceduto alla chiusura dei Centri di Villa Altura a Bologna e di Cassano Magnago, disponeva di sette collegi: cinque per i maschi (Roma, Torino, Parma, Salerno e Inverigo) e due per le bambine mutilate (Pessano e Pozzolatico), per un totale di duemila posti letto.

Collegamenti esterniModifica

http://www.dongnocchi.it/index.htm

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