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Logo di Last Minute Market

Last Minute Market ("il mercato dell'ultimo minuto"[1]) è un'iniziativa sociale simile a Food not Bomb[2], nata da uno studio condotto nel 1998 dalla Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna, sotto la supervisione di Andrea Segrè. Il progetto, nella fase iniziale, ha avuto come obbiettivo la quantificazione degli sprechi commestibili legati alla grande distribuzione del settore alimentare per promuoverne un "riutilizzo" all'interno dei circuiti della solidarietà.

Ricerca e attivitàModifica

Last Minute Market nasce da una ricerca condotta a livello produttivo e sociale. Gli addetti al progetto stimano che il 95% dei prodotti alimentari ritirati dalle mensole dai negozianti sia perfettamente consumabile[3]. Ogni anno vengono smaltite 1,5 tonnellate di prodotti alimentari consumabili, pari ad un valore di mercato di 4 miliardi di euro[4]. La tesi di Last Minute Market è quella di trasformare lo spreco in risorsa. Il nome dato all'iniziativa deriva dal fatto che il progetto crea un mercato parallelo "dell'ultimo minuto", perché i beni sono prossimi alla scadenza o perché in via di dismissione; inoltre fa intendere che venire in aiuto dei cittadini bisognosi è urgente. Il progetto, che coinvolge circa quaranta città italiane[5], promuove lo sviluppo del consumo sostenibile tramite l'organizzazione della raccolta, presso supermercati, bar ed altri centri commerciali, di tutti quei beni che, in quanto vicini alla scadenza o per imperfezioni estetiche, risultano invendibili e vengono dunque smaltiti dai rivenditori. Questo surplus inutilizzato può dunque essere prelevato e messo a servizio della comunità dei cittadini indigenti, dei senza tetto, delle Onlus e delle associazioni di beneficenza.

L'iniziativa curata da Andrea Segrè, l'unica italiana di cui parla Tristram Stuart in Waste (Penguin, 2009; trad. italiana: «Sprechi. Il cibo che buttiamo, che distruggiamo, che potremmo utilizzare», Mondadori[6]), risulta economicamente vantaggiosa per gli operatori coinvolti nel processo[7]. I punti vendita commerciali non incorrono in costi per smaltire i prodotti difettosi o in via di scadenza e si impiega un personale, di volontari e non, per la raccolta dei beni, e per lo svolgimento di tutte le attività di supporto di natura giuridica, fiscale, gestionale, logistica ed informativa.

Note Modifica

  1. report.rai.it; l'argomento è stato presentato al Total Food Conference (UK) nel 2009 (unibo.academia.edu)
  2. Macro Edizioni, 2007
  3. Maurizio Costanzo. Il Progetto Last Minute Market: come trasformare gli sprechi in risorse, 20 luglio 2008, agrsci.unibo.it
  4. Matteo Benni. Last Minute Market: trasformare lo spreco, 24 gennaio 2007, Università di Bologna, magazine.unibo.it
  5. corriere.it
  6. corriere.it
  7. repubblica.it

Collegamenti esterni Modifica

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