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La tragedia nel Canale di Sicilia è stato il naufragio di una imbarcazione eritrea usata per il trasporto di migranti avvenuto la notte del 18 aprile 2015 al largo delle coste della Sicilia. L'affondamento dell'imbarcazione ha provocato 24 vittime accertate, 28 superstiti salvati e fra i 700 e i 900 dispersi presunti, numeri che la pongono come una delle più gravi tragedie marittime nel Mediterraneo dall'inizio del XXI secolo[1].

A Catania sono stati portati su una nave della Guardia Costiera italiana i 28 sopravvissuti[2]. I corpi delle vittime sono arrivati, invece, a Malta[3]. I due scafisti, Mohammed Alì Malek, tunisino 27enne e Mahmud Bikhit, siriano 25enne, subito sono stati arrestati dalla Polizia[4]. Il primo è stato accusato di naufragio colposo, omicidio colposo plurimo e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina mentre il secondo di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina[5]. I sopravvissuti hanno dichiarato che il naufragio del peschereggio è da attribuire alle manovre compiute dallo scafista, che tentando di abbordare il mercantile portoghese arrivato in soccorso, ha spinto il peschereccio a scontrarsi con un'altra imbarcazione[6].

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Fonti Modifica




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